Chiesa rupestre di Santa Maria della Palomba

Su uno sperone della Gravina di Matera sorge questo tesoro dell’arte rupestre, il cui simbolo è una colomba scolpita sul portale, rappresentazione dello Spirito Santo.

La chiesa è stata costruita nel 1580 su un nucleo rupestre. Lesene e arcate cieche caratterizzano la facciata il cui stile sembra richiamare quello romanico.

Al centro si può ammirare un rosone, a sua volta sormontato da una nicchia che al suo interno ospita la statua di san Michele Arcangelo, mentre sull’architrave del portale spicca la raffigurazione in tufo della Sacra Famiglia.

Il campanile è a vela e in posizione laterale. Con pianta a navata unica e volta a botte, all’interno su entrambi i lati si possono ammirare diverse cappelle abbellite da affreschi e statue.

D’impatto è un dipinto posto dietro l’altare in cui è ritratta la Madonna Odigitria (XIII-XIV sec). Dal presbiterio si accede alla chiesa rupestre interamente scavata nel tufo e costituita da una campata la cui volta da una parte è a schiena d’asino e dall’altra piana. Anche in questo caso sono visibili diverse cappelle laterali in cui sono conservati affreschi risalenti alla seconda metà del Seicento.

La chiesa di Santa Maria della Palomba è caratterizzata da due siti attigui e prende la sua denominazione dal culto dello Spirito Santo e della Madonna.

Il primo tempio, denominato Palomba Uno, è a una navata e la sua costruzione risale al 1583. La facciata è abbellita da un portale rinascimentale sormontato da un rosone, con l’immagine di San Michele Arcangelo, e bassorilievi con lo stemma di Matera e l’effige dell’arcivescovo.

All’interno si possono ammirare statue policrome e medaglioni affrescati, mentre sull’altare si distingue un affresco raffigurante la Madonna dell’Odighítria.

L’altra chiesa, Palomba 2 è scavata nella roccia, a pianta rettangolare e con il soffitto a schiena d’asino. Di particolare bellezza, sulla parete di destra, si notano tre archi uno dei quali con un altare affrescato. L’intradosso è decorato con la raffigurazione della “Strage degli Innocenti”.