Riti arborei - Rotonda

Riti arborei

I riti arborei in Basilicata sono espressione di singolari “matrimoni” che si celebrano tra un tronco, lo “sposo”, e una cima, la “sposa”. Così, sacro e profano, uomo e natura diventano una sola cosa, da tempo immemorabile. I riti arborei in Basilicata sanciscono la tradizionale unione tra due alberi, un arcaico inno alla fertilità della terra e alla vita che si rinnova e va in scena in otto comuni compresi in due delle spettacolari aree verdi lucane.


Carnevale in Basilicata

Il Carnevale in Basilicata è il suono cupo dei campanacci, maschere dalle forme singolari e rievocazioni della transumanza contraddistinguono. Si parla di i carnevali antropologici e antropomorfi della tradizione lucana, in cui predominano colori, suoni e danze che pervadono i borghi lucani trasformandoli in teatri di goliardia e divertimento, riproponendo miti delle origini e di antiche leggende con protagonisti il mondo naturale e quello animale.


"l'Mash-kr", le Maschere di Tricarico

Le Maschere di Tricarico, "l'Mash-kr" in dialetto locale, personificano il "toro" e la "mucca".

Un cappello a falda larga coperto da un foulard e da un velo, entrambi bianchi, decorato con lunghi nastri multicolori che scendono lungo le caviglie, per la “mucca”. Un copricapo nero addobbato con lunghi nastri rossi per il “toro”.

Protagoniste assolute del carnevale tricaricese, le Maschere di Tricarico danno sfogo alla propria ilarità il giorno del 17 gennaio, in occasione di Sant’Antonio Abate, e la domenica antecedente il Martedì Grasso.

Alle prime luci dell’alba un suono cupo e assordante sveglia la popolazione dal torpore della notte: sono i campanacci fragorosamente agitati da figuranti travestiti che annunciano l’inizio delle celebrazioni del carnevale.

Le maschere di Tricarico governate da un “massaro” o da un “vaccaro” raggiungono la chiesa di Sant’Antonio Abate e da qui il viaggio prosegue per il centro storico e le strade del paese, toccando gli storici quartieri  della Rabatana, della Saracena e della Civita, in un corteo che rievoca la transumanza, migrazione stagionale di mandrie di animali.

Disposte in due file, secondo uno schema ordinato, mimano l'andatura delle bestie, finché i "tori" non improvvisano sorprendenti sortite e, sfuggendo al controllo del "capo", inscenano l'accoppiamento con le "mucche", un retaggio di culture ancestrali, legate ai riti della fertilità.

Comune di Tricarico
T. +39 0835 526111-00
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Pro Loco di Tricarico
Mob. +39 3273629138
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Fb: Pro Loco di Tricarico
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Il "Maggio" di Accettura

Riti e Tradizioni

Il Maggio di Accettura è “il” simbolo dei “matrimoni arborei” che si celebrano in Basilicata, riti ancestrali e propiziatori in cui un tronco e una cima, lo “sposo” e la “sposa”, sono innestati e innalzati al cielo in un’unione simbolica.

I riflettori sulla festa del Maggio di Accettura si accendono nella domenica di Pentecoste, quando i futuri sposi iniziano il loro cammino verso la piazza del paese, ma l’intero evento si ripete ogni anno dall’Ottava di Pasqua alla domenica del Corpus Domini ed è dedicato al Patrono, San Giuliano.

La scelta delle due piante che “convoleranno” a nozze avviene rispettivamente nella prima e nella seconda domenica dopo Pasqua. Lui, lo sposo, il Maggio, è un cerro di grandi dimensioni che proviene dal bosco di Montepiano, abbattuto il giorno dell’Ascensione. Lei, la sposa, la Cima, è una pianta di agrifoglio della foresta di Gallipoli Cognato. Come nel più tradizionale dei matrimoni, prima di congiungersi, in Largo San Vito, i futuri “sposi” procedono separatamente accompagnati dalle rispettive schiere di “maggiaioli” e “cimaioli”.

Il Maggio di Accettura porta in scena due cortei che procedono lentamente a ritmo di musiche, canti, balli popolari, con pause dedicate a momenti di ristoro a base di buon vino e prodotti tipici. Il trasporto del Maggio e della Cima rappresenta un momento di straordinaria teatralità, tra grida di incitamento ed esibizioni di forza fisica.

Una volta raggiunto l’anfiteatro, in largo San Vito, il rito nuziale è portato a compimento: la Cima viene innestata sul Maggio e insieme sono innalzati. Intanto scorre la processione del Patrono, San Giuliano. Il Maggio di Accettura è compiuto.

 

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http://www.ilmaggiodiaccettura.it


Il "Carnevalone" Tradizionale e il "Carnevale Montese"

Il Carnevale di Montescaglioso ha una doppia anima che si svela nel Carnevale Tradizionale e nel Carnevale Montese, tra i più noti e antichi organizzati in regione.

Il giorno del Martedì Grasso , va in scena il “Carnevalone Tradizionale”, che già dalle prime luci dell’alba, vede sfilare per le vie del paese gruppi mascherati che suonano campanacci, figure cariche di simbolismo, cui prestano il volto soprattutto i giovani montesi.

Tra i personaggi tipici della manifestazione si distinguono il Carnevalone, sua moglie la Quaremma, la quale porta in braccio un pupazzo in fasce, Carnevalicchio, vestito di bianco in contrapposizione alla madre e simbolo del nuovo, e "U' Fus'", personificazione della "Parca romana", figura mitologica che soprassiede al destino dell’uomo.

Gli abiti indossati dai figuranti sono realizzati con carta, cartoni, stoffe di vestiti non più utilizzati.

Povero, dunque, il Carnevale di Montescaglioso ricicla tutto, nato dalla cultura dei massari e dei braccianti. Lungo le strade del paese le maschere si riconoscono per i colori e la sfrontatezza, tendono la mano ed esigono anche la più piccola moneta, ma non rifiutano dolci né vino.

La domenica che precede il Martedì Grasso, e lo stesso Martedì Grasso, è la volta del “Carnevale Montese” con la sfilata di imponenti carri allegorici ispirati alla satira e a fatti sociali del momento Già durante l’autunno i maestri cartapestai del posto disegnano le bozze dei carri che dominano la scena.

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Mob.+39 334 8360098
ceamonte@katamail.com
www.cea.mpmtescaglioso.net

www.comune.montescaglioso.mt.it

www.prolocomontescaglioso.it

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"U' Masc'" di Pietrapertosa

Riti e Tradizioni

Il “matrimonio” tra un tronco di cerro e una cima, che ha luogo in questo splendido comune delle Dolomiti Lucane, è uno dei riti arborei che da secoli si celebrano in Basilicata.

“U’ Masc’” di Pietrapertosa, celebrato in onore di Sant’Antonio, si ripete ogni anno solo la domenica successiva al 13 giugno. I due alberi sono scelti e tagliati alcuni giorni prima della festa, nel bosco di Montepiano, proprio nel cuore del Parco di Gallipoli Cognato.

Qui, i “massari” (gualani) attendono le prime luci dell’alba, quando lo “sposo” e la “sposa”, trasportati da coppie di animali (paricchij), si avviano nella lunga marcia. La suggestiva “unione” delle piante avviene davanti al campanile del Convento di San Francesco.

Lo spettacolo avviene sotto gli occhi della folla che assiste con apprensione alla fase di innalzamento e alla spettacolare scalata dell’albero da parte di un “maggiaiolo”, il quale, aggrappato ad una delle corde utilizzate per portare in piedi il Maggio, si arrampica fin sulla cima ricolma di premi, muovendosi e ballando a testa in giù al ritmo di musica.

Nei giorni successivi il Maggio, tagliato, si abbatte sulla strada fragorosamente.

www.comune.pietrapertosa.pz.it

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A Pit’ di Terranova di Pollino

Riti e Tradizioni

A Pit’ di Terranova di Pollino è uno degli otto riti arborei lucani che da secoli si rinnovano tra il Parco Regionale di Gallipoli Cognato e il Parco Nazionale del Pollino, tra sacro e profano.

A differenza degli altri, quello de a Pit’ di Terranova di Pollino non celebra il “matrimonio” tra gli alberi, pur restando fedele al copione nella fase del taglio dell’albero, l’abete più alto e dritto, nei giorni che precedono la festa, in località Cugno dell’Acero, momento che prosegue con il trasporto a spalla da parte degli uomini del posto con l’ausilio di robusti buoi.

Questo straordinario rituale ancestrale coincide con la festa di Sant’Antonio da Padova, il 13 giugno, ed è proprio nel pomeriggio di questo giorno, dopo le celebrazioni religiose, che il maestoso abete, “a pit’, già decorticato e lavorato, viene innalzato e poi scalato da uomini coraggiosi.

A fare da sottofondo alle diverse fasi del rito de A Pit’ di Terranova di Pollino sono balli, danze e canti popolari che risuonano in ogni angolo del paese.

www.comune.terranovadipollino.pz.it

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La "'ndenna" e la "cunocchia" di Castelsaraceno

Riti e Tradizioni

La ‘ndenna e la cunocchia di Castelsaraceno, sono i due sposi protagonisti di un altro “matrimonio tra gli alberi”, celebrato in Basilicata, durante le prime tre domeniche di giugno, in occasione della festa patronale di Sant’Antonio.

La ‘ndenna e la cunocchia di Castelsaraceno, un tronco di faggio e la cima di un pino, si “incontrano” per la prima volta nella terza domenica di giugno, quando la loro unione è sancita davanti a pochi “testimoni”, a simbolo dell’intimità del momento.

La prima domenica di giugno è il giorno dell’“Antenna”, quando uomini guidano i loro trattori verso la località Favino, ai piedi del monte Alpi, nel Parco Nazionale del Pollino e, individuato il faggio più bello, tra gli altri crolla tagliato dalle motoseghe.

Non meno onore, tra canti, balli e lauti pranzi, è riservato alla “Cunocchia”, scelta e tagliata la seconda domenica di giugno sul monte Armizzone. In occasione de La ‘ndenna e la cunocchia di Castelsaraceno, nell’uno e nell’altro caso si tira a sorte su chi avrà l’onore di trasportare al cospetto del Santo, rispettivamente, lo “sposo” e la “sposa”.

Così, la terza domenica di giugno, nella piazzetta di Sant’Antonio, sacro e profano si fondono nella magia della fede e, attraverso manovre faticose e affascinanti, la chioma è collocata sulla parte superiore del faggio. Dritta, la “‘Ndenna” si erge come un gigante che emerge dalla terra.

L’albero, abbattuto in occasione della Festa della Montagna, un altro interessante evento organizzato a Castelsaraceno, va a chi se lo aggiudica in sorte!

www.prolococastelsaraceno.it

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Le maschere "cornute" di Aliano

Le maschere "cornute" di Aliano ogni anno si aggirano per le stradine del paese, il giorno del Martedì Grasso. Singolari figure che animano il carnevale.

“Venivano a grandi salti, e urlavano come animali inferociti, esaltandosi delle loro stesse grida. Erano le maschere contadine”.

Carlo Levi ricorda anche nel suo “Cristo si è fermato ad Eboli” la “Fras”, una commedia improvvisata, in forma dialettale su fatti e personaggi della realtà locale, di cui sono protagoniste le stravaganti maschere cornute.

Le maschere cornute di Aliano rievocano creature demoniache e goffe, il cui carattere minaccioso è mitigato dai coloratissimi cappelloni che ne decorano il capo.

Forgiate da argilla e cartapesta, con il sapiente lavoro degli artigiani del posto, le maschere sono dipinte e dalla parte frontale spuntano corna pronunciate ed enormi nasi pendenti. In cima ai cappelloni è ricavato un foro decorato con una penna di gallo, mentre tutt’intorno filamenti di carta colorata scendono a mo’ di riccioli.

I figuranti che indossano le maschere cornute di Aliano sfilano così per il borgo muovendosi al suono di fisarmoniche e cupa cupa. Uniche nella loro stranezza, testimoniano una tradizione rimasta immutata nel tempo.

 

Parco Letterario CARLO LEVI
T. +39 0835 568529
parcolevi@tiscali.it
Comune di Aliano
T. +39 0835 568038
www.aliano.it
Pro Loco di Aliano
T. +39 0835 568074

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"L'a' Pitu e la Rocca" di Rotonda

Riti e Tradizioni

La pitu e la rossa di Rotonda. Ogni anno dall’8 al 13 giugno, nel comune lucano si celebra il singolare matrimonio “fra gli alberi”, uno dei più suggestivi riti arborei della Basilicata legati a una ancestrale tradizione lucana.

La “sposa”, la “rocca”, e lo “sposo”, “l’a’ pitu”, sono un abete e un faggio, l’una sradicata dai boschi di Terranova di Pollino, l’altro divelto in località Piano Pedarreto, sempre nello splendido scenario del Parco del Pollino.

Nei giorni seguenti, il rito de la pitu e la rocca di Rotonda vede i due piante “incontrarsi” e nel giorno delle “nozze”, come accade nella maggior parete dei riti arborei lucani, la festa profana si fonde con quella sacra, con la processione del Santo, Sant’Antonio, per le vie del paese.

Canti, balli, buon cibo animano il rituale, come in ogni “matrimonio” che si rispetti, d’altronde. Si conclude così il rito de la pitu e la rocca di Rotonda.

www.comune.rotonda.pz.it

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