Il "Maggio" di Accettura

Riti Arborei

Il Maggio di Accettura è “il” simbolo dei “matrimoni arborei” che si celebrano in Basilicata, riti ancestrali e propiziatori in cui un tronco e una cima, lo “sposo” e la “sposa”, sono innestati e innalzati al cielo in un’unione simbolica.

I riflettori sulla festa del Maggio di Accettura si accendono nella domenica di Pentecoste, quando i futuri sposi iniziano il loro cammino verso la piazza del paese, ma l’intero evento si ripete ogni anno dall’Ottava di Pasqua alla domenica del Corpus Domini ed è dedicato al Patrono, San Giuliano.

La scelta delle due piante che “convoleranno” a nozze avviene rispettivamente nella prima e nella seconda domenica dopo Pasqua. Lui, lo sposo, il Maggio, è un cerro di grandi dimensioni che proviene dal bosco di Montepiano, abbattuto il giorno dell’Ascensione. Lei, la sposa, la Cima, è una pianta di agrifoglio della foresta di Gallipoli Cognato. Come nel più tradizionale dei matrimoni, prima di congiungersi, in Largo San Vito, i futuri “sposi” procedono separatamente accompagnati dalle rispettive schiere di “maggiaioli” e “cimaioli”.

Il Maggio di Accettura porta in scena due cortei che procedono lentamente a ritmo di musiche, canti, balli popolari, con pause dedicate a momenti di ristoro a base di buon vino e prodotti tipici. Il trasporto del Maggio e della Cima rappresenta un momento di straordinaria teatralità, tra grida di incitamento ed esibizioni di forza fisica.

Una volta raggiunto l’anfiteatro, in largo San Vito, il rito nuziale è portato a compimento: la Cima viene innestata sul Maggio e insieme sono innalzati. Intanto scorre la processione del Patrono, San Giuliano. Il Maggio di Accettura è compiuto.

 

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http://www.ilmaggiodiaccettura.it


"U' Masc'" di Pietrapertosa

Riti Arborei

Il “matrimonio” tra un tronco di cerro e una cima, che ha luogo in questo splendido comune delle Dolomiti Lucane, è uno dei riti arborei che da secoli si celebrano in Basilicata.

“U’ Masc’” di Pietrapertosa, celebrato in onore di Sant’Antonio, si ripete ogni anno solo la domenica successiva al 13 giugno. I due alberi sono scelti e tagliati alcuni giorni prima della festa, nel bosco di Montepiano, proprio nel cuore del Parco di Gallipoli Cognato.

Qui, i “massari” (gualani) attendono le prime luci dell’alba, quando lo “sposo” e la “sposa”, trasportati da coppie di animali (paricchij), si avviano nella lunga marcia. La suggestiva “unione” delle piante avviene davanti al campanile del Convento di San Francesco.

Lo spettacolo avviene sotto gli occhi della folla che assiste con apprensione alla fase di innalzamento e alla spettacolare scalata dell’albero da parte di un “maggiaiolo”, il quale, aggrappato ad una delle corde utilizzate per portare in piedi il Maggio, si arrampica fin sulla cima ricolma di premi, muovendosi e ballando a testa in giù al ritmo di musica.

Nei giorni successivi il Maggio, tagliato, si abbatte sulla strada fragorosamente.

www.comune.pietrapertosa.pz.it

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La sagra "du' Masc'" di Castelmezzano

Riti Arborei

La sagra du’ Masc’ di Castelmezzano è uno dei comuni lucani in cui si celebra l’ancestrale rito arboreo che consiste in un vero e proprio “matrimonio” tra piante: un tronco e una cima.

Ogni anno, il 12 e 13 settembre, in concomitanza con i festeggiamenti in onore di Sant’Antonio, un robusto tronco di cerro, “lo sposo”, detto anche il “Maggio”, viene scelto tra i boschi del Parco Regionale di Gallipoli Cognato e Piccole Dolomiti Lucane e, sfrondato da boscaioli del posto, è trascinato da coppie di buoi fino al centro del paese. Va in scena così la sagra du’ Masc’ di Castelmezzano.

Contemporaneamente, tra balli e banchetti improvvisati nel bosco, si svolge un rituale analogo per la cima di agrifoglio, “la sposa”. Raggiunta la piazza, i due sposi, posti l’uno sull’altra, si incontrano per poi essere innalzati quasi fino a toccare il cielo, sotto lo “sguardo” dolce e accondiscendente di Sant’Antonio di Padova e dell’intero paese.

Dopo il reciproco “si”, il Maggio è pronto per essere scalato alla conquista di simbolici premi.

www.castelmezzano.net

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"L’a Pitu e la Rocca" di Viggianello

Riti Arborei

La pitu e la rocca di Viggianello si presenta come un rito di origine pagana, che nel corso dei tempi ha incontrato la tradizione cristiana. Un evento da non perdere per la solennità che lo contraddistingue.

Il rito arboreo de La pitu e la rocca di Viggianello si ripete per tre volte all’anno, in tre località differenti del paese: nella prima settimana dopo Pasqua in contrada Pedali, la parte più nuova, e nell’ultima settimana di agosto nel centro storico, dove i festeggiamenti coincidono con le celebrazioni religiose in onore del Protettore, San Francesco di Paola. Nel secondo fine settimana di settembre il “matrimonio” tra due piante ha luogo in località Zarafa, in nome della Madonna del Soccorso.

Lo spettatore che ha la fortuna di trovarsi in questi luoghi nelle date in cui si tiene l’evento La pitu e la rocca di Viggianello ha l’opportunità di assistere ad un rito ancestrale coinvolgente, nel corso del quale un albero di faggio o di cerro, “l’a’ pitu”, e un abete, la “rocca”, vengono scelti e abbattuti nei boschi del Parco Nazionale del Pollino e poi trasportati robusti animali in un corteo che si snoda lungo le strade del territorio di Viggianello.

Come in tutti gli altri riti arborei della Basilicata, anche in questo caso il momento più intenso è quello dell’unione delle due piante, simbolo della natura in festa e dei suoi indissolubili misteri.

www.comune.viggianello.pz.it

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A Pit’ di Terranova di Pollino

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A Pit’ di Terranova di Pollino è uno degli otto riti arborei lucani che da secoli si rinnovano tra il Parco Regionale di Gallipoli Cognato e il Parco Nazionale del Pollino, tra sacro e profano.

A differenza degli altri, quello de a Pit’ di Terranova di Pollino non celebra il “matrimonio” tra gli alberi, pur restando fedele al copione nella fase del taglio dell’albero, l’abete più alto e dritto, nei giorni che precedono la festa, in località Cugno dell’Acero, momento che prosegue con il trasporto a spalla da parte degli uomini del posto con l’ausilio di robusti buoi.

Questo straordinario rituale ancestrale coincide con la festa di Sant’Antonio da Padova, il 13 giugno, ed è proprio nel pomeriggio di questo giorno, dopo le celebrazioni religiose, che il maestoso abete, “a pit’, già decorticato e lavorato, viene innalzato e poi scalato da uomini coraggiosi.

A fare da sottofondo alle diverse fasi del rito de A Pit’ di Terranova di Pollino sono balli, danze e canti popolari che risuonano in ogni angolo del paese.

www.comune.terranovadipollino.pz.it

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La "'ndenna" e la "cunocchia" di Castelsaraceno

Riti Arborei

La ‘ndenna e la cunocchia di Castelsaraceno, sono i due sposi protagonisti di un altro “matrimonio tra gli alberi”, celebrato in Basilicata, durante le prime tre domeniche di giugno, in occasione della festa patronale di Sant’Antonio.

La ‘ndenna e la cunocchia di Castelsaraceno, un tronco di faggio e la cima di un pino, si “incontrano” per la prima volta nella terza domenica di giugno, quando la loro unione è sancita davanti a pochi “testimoni”, a simbolo dell’intimità del momento.

La prima domenica di giugno è il giorno dell’“Antenna”, quando uomini guidano i loro trattori verso la località Favino, ai piedi del monte Alpi, nel Parco Nazionale del Pollino e, individuato il faggio più bello, tra gli altri crolla tagliato dalle motoseghe.

Non meno onore, tra canti, balli e lauti pranzi, è riservato alla “Cunocchia”, scelta e tagliata la seconda domenica di giugno sul monte Armizzone. In occasione de La ‘ndenna e la cunocchia di Castelsaraceno, nell’uno e nell’altro caso si tira a sorte su chi avrà l’onore di trasportare al cospetto del Santo, rispettivamente, lo “sposo” e la “sposa”.

Così, la terza domenica di giugno, nella piazzetta di Sant’Antonio, sacro e profano si fondono nella magia della fede e, attraverso manovre faticose e affascinanti, la chioma è collocata sulla parte superiore del faggio. Dritta, la “‘Ndenna” si erge come un gigante che emerge dalla terra.

L’albero, abbattuto in occasione della Festa della Montagna, un altro interessante evento organizzato a Castelsaraceno, va a chi se lo aggiudica in sorte!

www.prolococastelsaraceno.it

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"L'a' Pitu e la Rocca" di Rotonda

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La pitu e la rossa di Rotonda. Ogni anno dall’8 al 13 giugno, nel comune lucano si celebra il singolare matrimonio “fra gli alberi”, uno dei più suggestivi riti arborei della Basilicata legati a una ancestrale tradizione lucana.

La “sposa”, la “rocca”, e lo “sposo”, “l’a’ pitu”, sono un abete e un faggio, l’una sradicata dai boschi di Terranova di Pollino, l’altro divelto in località Piano Pedarreto, sempre nello splendido scenario del Parco del Pollino.

Nei giorni seguenti, il rito de la pitu e la rocca di Rotonda vede i due piante “incontrarsi” e nel giorno delle “nozze”, come accade nella maggior parete dei riti arborei lucani, la festa profana si fonde con quella sacra, con la processione del Santo, Sant’Antonio, per le vie del paese.

Canti, balli, buon cibo animano il rituale, come in ogni “matrimonio” che si rispetti, d’altronde. Si conclude così il rito de la pitu e la rocca di Rotonda.

www.comune.rotonda.pz.it

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Il Maggio Olivetese

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Il Maggio Olivetese riconosce in solennità e allegria il proprio leit motiv. Il rito arboreo di Oliveto Lucano viene celebrato ogni anno dal 10 al 12 agosto, tra sacro e profano.

I due “sposi”, il cerro e la cima di agrifoglio, sono scelti tra i più belli e rigogliosi della foresta di Gallipoli Cognato, l’uno è tagliato solitamente la prima domenica di agosto, l’altra viene selezionata e recisa il 10 agosto.

Il loro primo incontro avviene in località Piano Torcigliano, scendendo dal Monte Croccia, e a condurre la futura “sposa” lungo un tragitto di otto chilometri sono aitanti giovani che intervallano il faticoso viaggio con balli, canti e frugali banchetti innaffiati da tanto buon vino locale.

Durante il Maggio Olivetese lo stesso rituale si ripete per il trasporto del Maggio, il quale, se un tempo veniva trainato da coppie di buoni, come avviene ancora in gran parte dei riti arborei lucani, oggi è condotto su trattori.

In “via del Maggio”, intanto, è tutto pronto, qui infatti avviene l’innesto della cima sul cerro, a simboleggiare il significato propiziatorio di fecondità e fertilità che avvolgono il rito.

Durante il Maggio Olivetese, l’atteso momento dell’unione avviene sotto lo sguardo di san Rocco, festeggiato proprio in coincidenza del “matrimonio”, in un clima di elevata spiritualità che conferma quanto il Santo sia venerato al pari del Patrono del paese, San Cripriano.

www.maggiolivetese.org

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