Il Museo D’Arte Sacra Contemporanea di Potenza

Patrimonio culturale

Contenuto e contenitore, il museo è allestito all’interno dell’edificio un tempo sede della Casa di Riposo ‘Raffaele Acerenza’, nella omonima via, al civico 37, a Potenza.
Il museo ospita la collezione di circa trecento opere del vicario della Diocesi di Potenza don Vitantonio Telesca, raccolte nel corso di quarant’anni. Appassionato di arte sacra, il religioso ha messo insieme queste opere frutto di donazioni e acquisti. La collezione esposta nel Museo d’arte sacra contemporanea comprende quadri di artisti potentini e lucani degli ultimi quarant’anni (Cafarelli, Lovisco, Santoro, Cosenza, Moles) e di precedenti generazioni (Tricarico, Ranaldi, Castaldo), ma anche di artisti italiani e internazionali.
Alcune opere appartengono anche a pittori e scultori nazionali e internazionali quali Costantin Udroiu, Naoya Takahara, Pericle Fazzini, Luciano Minguzzi, Vanni Viviani, Guido Zanetti, Mario Bardi, Giuseppe Migneco, Mario Ferrante, Stefano Di Stasio. La sezione litografie e grafiche presenta disegni di Manzù, Schifano, Gentilini, Sassu, Calabria.


San Gerardo La Porta - Patrono di Potenza

Potenza e il suo patrono, San Gerardo La Porta

TRA STORIA, LEGGENDA E RACCONTI POPOLARI

Il patrono di Potenza, e della sua arcidiocesi, è San Gerardo La Porta, vescovo nel XII secolo.

Di nobili natali, nacque a Piacenza da una famiglia di marchesi, e dopo aver dedicato parte della gioventù allo studio, si diresse verso il Meridione molto probabilmente per imbarcarsi con i crociati verso la Terra Santa. Giunto nella città di Potenza, iniziò a dedicarsi alla vita apostolica e qui si stabilì.

La vicinanza del patrono di Potenza ai giovani, unita alla bontà e alla condivisione dei suoi saperi, gli procurò la benevolenza di tutto il popolo che lo elesse suo pastore. Il patrono di Potenza fu nominato vescovo nel 1111 e nel 1119 morì. A un anno dalla sua dipartita Papa Callisto II proclamò il patrono di Potenza santo viva voce (senza alcun documento scritto).

La popolazione iniziò subito a venerarlo, riconoscendogli il merito di aver innalzato il livello di istruzione, in particolar modo nel periodo del Giubileo, e ricordandolo, soprattutto, per aver respinto l’invasione dei Turchi, episodio divenuto il fulcro dei festeggiamenti che ogni anno si svolgono in onore del patrono di Potenza il 29 maggio nel capoluogo lucano, con una sfilata che ripercorre i momenti cruciali di quell’evento.


LA PARATA DEI TURCHI

La contrapposizione tra Mori-Cristiani è densa di miti e leggende che si uniscono, a volte fino a confondersi del tutto, ai fatti storici. La parata dei Turchi potentina ne è un esempio, spesso misterioso, perché storici e studiosi non sono riusciti ancora a dare un’origine certa alla sfilata.
La storia, narrata a gran voce da intere generazioni del capoluogo, è quella che vede il santo patrono della città respingere con un accecante bagliore l’invasione dei Turchi , i quali silenziosamente risalivano il Basento. Prende forma da qui la rappresentazione itinerante che il 29 maggio di ogni anno riempie le strade della città. Sono migliaia i curiosi che affollano marciapiedi e balconi per godersi lo spettacolare corteo, centinaia i figuranti in costume che interpretano i ruoli dei vari protagonisti di questa rievocazione. I quadri storici rappresentati risalgono al 1100, 1500 e 1800. Tre cornici temporali ben animate con abiti prodotti artigianalmente, calzari, armerie e trucco curati nei minimi dettagli.

Nel primo quadro, una nutrita parte della sfilata ripropone l’ingresso in città del Conte Alfonso de Guevara, unica traccia storica dell’intera processione ufficialmente riconosciuta e raccolta dai verbali del 1578 del notaio Giovanni Antonio Scafarelli. Sono puntualmente riprodotte le varie classi sociali, corposo lo stuolo di nobili composto da bellissime dame con sontuosi abiti di velluto, pizzo e pregiati ricami, accompagnate da eleganti duchi e gentiluomini locali, seguiti da cavalieri e guerrieri, e da un San Gerardo bambino intento a benedire tutti dalla seduta della sua nave.

A seguire, il grande saraceno, ribattezzato “Cipollino”, nell’intento di esorcizzare la grande paura degli invasori. Lo circondano schiere di schiavi turchi incatenati e soldati che inscenano finti attacchi agli astanti, divertendo i bambini e creando un’atmosfera che oscilla tra il ludico e la suspence.

Il terzo ed ultimo momento della parata è incentrato sull’elemento sacro: il tempietto del Santo condotto a spalla dai giovani “portatori”.
La manifestazione si conclude nella piazza del municipio, dove la “Iaccara”: un fascio di canne e legna lungo circa dodici metri che, durante la parata, viene portata in spalla da volontari in costume contadino. La Iaccara viene innalzata a braccia, scalata dal Capoiaccara e incendiata in onore del Santo Patrono. Forte il richiamo alla tradizione in tutto il percorso della sfilata: sono presenti la società contadina, quella artigiana, gruppi di angioletti, il carro dell’accoglienza e i capitani delle 6 porte cittadine, e ancora sbandieratori, suonatori, sputafuoco, giocolieri e saltimbanchi.
Una festa in strada che vede il popolo potentino stringersi attorno al santo patrono e a quel sostrato di mito, storia, leggenda e tradizione, le cui origini si perdono nella notte dei tempi.


VIDEO DI REPERTORIO DE "LA SFILATA DEI TURCHI"


LA PROCESSIONE RELIGIOSA. UNA FEDE SENZA TEMPO 

Prende il via, all’indomani della parata dei Turchi, la sacra processione di San Gerardo. In largo Duomo numerosi fedeli e le istituzioni si riuniscono attorno all’effigie del Santo portata in spalla per le vie principali della città, dopo aver visitato prima tutte le chiese del centro. Un silenzio religioso accompagna la processione. È il giorno del santo protettore, 1000 anni ormai lo legano alla comunità potentina che si stringe forte in preghiera. Fiori e preghiere si levano al passaggio della processione tra stradine e palazzi; si infoltisce man mano la schiera dei devoti che, a piedi, scortano la reliquia fino alla Cattedrale, luogo in cui verrà celebrata la santa messa in suo onore.


“Lu Braccial” – Canto popolare dedicato a San Gerardo

Je facc’ lu braccial e nun lu nèa,
e so cuntent e so cuntent assaie.

Nun l’abbanduneragg’ mai mai,
la zappa, lu zappit e lu pagliare.

Mò m’zappa l’urticiedd’
Mò m’zappa lu seminar,
e ogni anno ‘nu purciedd
nun me l’aggia fa mai manca!

Tigne na vigna accant à la jumara
Me pare na canestra chiena d’uva

Tigne na casa n’dreta a lu pagliare
ca quann’ trase vire lu monn’ nuove:
Int’ è chiéne d’ patate,
savucicchie e vine nuovo;
chi la iàsca e chi l’ucciuòlo,
ie me sènt’ d’arricrià!

Domenica m’aggia mett’ lu vuariniedd’,
Ca aggia gì appress a la prucessiona,
ca è la festa d’ lu Prutettore
ca stà esposto sova a lu muraglione.

San Gerarde Prutettore De Putenza Generale
Gnanna fa piglià nu mal’ a chi l’anna disprezzà!

Sono contadino e non mi vergogno
e sono contento, sono molto contento.

Non abbandonerò mai la zappa,
la zappetta e il mio pagliaio.

Una volta zappo l’orto,
una volta la terra che ho seminato,
e ogni anno non mi devo
mai far mancare un maiale!

Ho una vigna affianco al fiume
Mi sembra una cesta piena di uva

Ho una casa dietro il pagliaio
Che quando entri vedi un mondo nuovo:
dentro è piena di patate,
salsiccia e vino nuovo;
chi la fiaschetta e chi la brocca,
io mi sento soddisfatto!

Domenica mi metto l’abito buono,
per andare dietro alla Processione,
è la festa del protettore
che è esposto sopra al muraglione.

San Gerardo protettore di tutta Potenza
Possa avere un guaio chiunque lo disprezzi!


“SAN GERARDO E LA STORICA PARATA DEI TURCHI”

Un libro a fumetti, dedicato ai bambini, che racconta la storia San Gerardo e della storica Parata dei Turchi.

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Il Conservatorio musicale "Carlo Gesualdo di Venosa"

Patrimonio culturale

Il conservatorio musicale di Potenza è dedicato al madrigalista rinascimentale lucano del Cinquecento e nel 2011 ha compiuto quarant’anni.

Si tratta di uno dei centri culturali più frequentati della città, poiché sul palco dell’auditorium ospita personalità di grande rilievo, di fama nazionale e internazionale, proponendosi come location di eventi prestigiosi nel corso di tutto l’anno.

Un tempo ospitato anche negli spazi dello splendido palazzo Loffredo (XV-XVI sec.), nel cuore del centro storico, oggi il conservatorio musicale di Potenza ha sede in via Tammone, in una struttura di circa  nove mila metri quadrati suddivisi in tre padiglioni e un auditorium dalla capienza importante dal momento che può accogliere fino a cinquecento posti.

www.conservatoriopotenza.it

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Potenza, le porte medioevali

Patrimonio culturale

Le porte medievali di Potenza rappresentano un varco sul passato con i piedi ben saldi nel presente. Oggi se ne possono ammirare sol tre delle sei originarie.

Porta San Giovanni, porta San Gerardo e porta San Luca, sono i principali accessi al centro storico ancora visibili, mentre tra le porte medievali di Potenza sono andate distrutte, in seguito alla modernizzazione del nucleo urbano e dei vari terremoti che hanno colpito la città, porta Salza, porta Amendola e porta Trinità.

Caratterizzata da un arco a tutto sesto attraversato da una rampa a gradoni, con le luci della sera Porta San Giovanni è uno degli angoli più suggestivi della città, alle spalle di via Pretoria.

Come porta San Giovanni, anche Porta San Gerardo è stata edificata in età normanna (XI-XII sec.) e sorge nei pressi dell’omonima cattedrale tra il palazzo del Vescovado e il palazzo Scafarelli (XI-XII secc). Il passaggio è caratterizzato da una volta a botte a sesto ribassato e sormontato da una piccola finestra, mentre all’esterno è visibile una struttura a blocchi del contrafforte.

Porta San Luca invece prende il nome dal convento delle Chiariste di san Luca, oggi sede della Caserma dei Carabinieri, e affaccia su via Manhes. Dell’antico passaggio è rimasto un arco a tutto sesto ai cui lati sono visibili i conci di pietra calcarea e parte del paramento murario in pietra.

Sebbene sia una delle tre porte non più esistenti Porta Salza ha lasciato il nome al borgo in cui sorgeva, oggi come allora, delimitato da casupole e botteghe.

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Potenza, le scale

Patrimonio culturale

Le scale a Potenza sono la declinazione di passato, presente e futuro: antiche o moderne, in pietra o mobili. Ieri antichi percorsi pedonali, oggi comode scorciatoie che fanno del Capoluogo la “Città verticale”.

Le storiche gradinate di Potenza proiettano chi le percorre in scorci che diversamente non potrebbero essere ammirati, costeggiando viuzze lastricate e piazzette di singolare bellezza spesso valorizzate da  eventi culturali che le valorizzano.

Dal centro alle aree più periferiche, le scale a Potenza sono vere e proprie architetture che delineano l’identità della città la quale, nel tempo, ha saputo rinnovarsi. Le scale a Potenza oggi infatti sono anche strutture meccanizzate finalizzate ad agevolare gli spostamenti dei cittadini da e per i vari quartieri della città, avendo come punto di partenza e meta il suo centro storico.

Capita così di poter percorrere le ottocentesche scale di via del Popolo che affiancano le scuole elementari e collegano Piazza Vittorio Emanuele II, con via del Popolo, appunto. Di qui ci si ritrova in pochi secondi in Piazza Mario Pagano. Le “cento scale” invece mettono in contatto diretto viale Marconi con viale Dante, altro punto centrale di Potenza.

La stessa viale Dante può essere raggiunta da Piazza XVIII agosto, puntando verso via Vaccaro, lungo la gradinata Medaglia D’oro. Un romantico percorso, a partire dal nome, è poi rappresentato dalla Scalinata del Pensiero, in vico Asselta, pieno centro storico, un’opera verticale sormontata da un sottopassaggio e da una porta aperta su piazza Matteotti, una delle principali del borgo antico.

Le scale a Potenza sono anche quelle mobili, che collegano ancora il centro storico con le zone più periferiche di Potenza come la cosiddetta Scala Prima che unisce viale Marconi a via del Popolo, con stazioni intermedie in viale Dante, via Vespucci, piazza Vittorio Emanuele II.

 

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Potenza, i palazzi signorili

Patrimonio culturale

I palazzi storici di Potenza sono numerosi e portano per lo più il nome delle famiglie che hanno dato lustro alla storia e alla cultura della città di Potenza.

Molti degli storici edifici che affacciano su via Pretoria o sugli angoli interni del centro storico, raggiungibili attraverso i caratteristici violetti, custodiscono luoghi di cultura e uffici o sono ancora abitati dagli eredi delle famiglie che li hanno fondati.

Tra i palazzi storici di Potenza, ecco Palazzo Loffredo (XV-XVI sec.), chiuso tra piazza Pignatari, largo Isabella e largo Duomo, è sede del Museo archeologico Nazionale “Dinu Adamesteanu” e della Galleria Civica, cui a sua volta sono annessi i locali della Cappella dei Celestini. Nel Palazzo Vescovile, situato il largo Duomo accanto alla Cattedrale di San Gerardo, è allestito il Museo Diocesano di Potenza.

Ancora abitato è poi Palazzo Pignatari (XVI sec.), proprio di fronte a Palazzo Loffredo, sull’omonima piazza. In origine con la funzione di cavallerizza dei conti de Guevara di Potenza, prima di essere ereditato dai Pignatari (1800) è stato acquisito da diverse famiglie, i conti Loffredo (1604) gli Addone, i Ciccotti. Il portale in conci di pietra a bugne immette su un bel cortile interno.

Abitato è anche Palazzo Scafarelli (XVIII sec.), che sorge proprio accanto a porta San Gerardo, e sul cui portale a doppio arco a tutto sesto è ancora evidente lo stemma di una delle più agiate famiglie potentine. Davvero bello è Palazzo Bonifacio, acquistato nell’800 dall’omonima famiglia. Si trova nei pressi del vecchio castello, oggi noto come Torre Guevara, e conserva la struttura severa tipica dei palazzi seicenteschi.

Il Palazzo di Città, sede degli uffici comunali, sorge in Piazza Matteotti. Più volte ricostruito in seguito ai danni provocati dai continui terremoti che hanno colpito Potenza, il palazzo esisteva già in epoca angioina. La facciata, modulata in tre fasce sovrapposte, è quella originaria e risale al 1882.

Imponente ed elegante, il Palazzo del Governo affaccia su piazza Mario Pagano ed è sede della Prefettura e della Provincia di Potenza. Dopo il 1860, avendo ospitato il primo prefetto della Provincia di Basilicata, l’edificio viene denominato palazzo delle Prefettura. Il portale di ingresso si apre su un prospetto a bugne e la facciata è scandita da lesene con capitello corinzio. D’impatto è il timpano con l’orologio che completa il decoro della facciata. Al suo interno il palazzo custodisce una preziosa collezione di opere d’arte, mobili e complementi d’arredo (XVIII-XX secolo), mentre quadri di artisti meridionali impreziosiscono le sale e gli ambienti di rappresentanza espongono reperti archeologici di proprietà del Museo provinciale di Potenza.


Potenza, le piazze

Patrimonio culturale

Le piazze a Potenza sono palcoscenici tra passato e presente. Insieme ai larghi costellano le strade della città, quasi tutti dal doppio nome, uno dei quali spesso rimanda a personaggi e famiglie importanti che hanno segnato il passato della città.

Piazza Mario Pagano o Piazza Prefettura, Piazza Matteotti o Piazza del Sedile. E poi piazza Maffei, largo Isabella e largo Pignatari.

Ciascuna delle piazze di Potenza merita una sosta, perché portano incise sulle loro pietre tracce di uomini, eventi e storie da non dimenticare, ma anche perché ospitano localini e caffè in cui sostare e trovare un po’ di relax dopo una lunga passeggiata, o negozi le cui vetrine non lasciano indifferente il più distratto dei visitatori.

Di recente oggetto di un completo restyling, è uno dei simboli della “potentinità” perché attorno ad essa ruota la vita di via Pretoria, il corso principale del Capoluogo lucano.

Luogo di incontro, in ogni stagione dell’anno, e sede di eventi culturali e musicali, come i suggestivi mercatini di Natale, la storia di Piazza Prefettura – così definita in seguito alla insurrezione del 18 agosto 1860 e la sostituzione dell’intendente con il prefetto – ha inizio intorno al 1838, ma viene completata solo nel 1844.

Intorno al 1870 viene intitolata a Mario Pagano, giurista lucano martire della Repubblica Partenopea. Affacciano direttamente sulla piazza il palazzo della Prefettura, il Teatro Francesco Stabile e il palazzo della sede della redazione potentina della Gazzetta del Mezzogiorno. Speculare rispetto alla posizione della piazza è il Palazzo dell’Ina (1937), un interessante esempio di architettura risalente al periodo fascista.

Esisteva già in epoca medioevale e tra le sue diverse denominazioni può annoverare anche quella di Piazza del Fascio.

Oggi vi affacciano il palazzo di Città, il palazzo del Consiglio comunale e una facciata della Banca di’Italia, oltre a caffè e negozi, ma in un passato ormai lontano qui sorgeva il Seggio dell’Università, presso cui si riuniva l’aristocrazia locale in occasione delle assemblee elettorali, per questo conserva anche l’antica denominazioni di piazza del Sedile.

Dove attualmente si possono ammirare il “Muraglione” e l’edicola di San Gerardo, sorgevano la cappella di San Domenico, i locali della neviera, la porta e il vicolo della Beccheria, dove avvenivano la macellazioni degli animali e la vendita delle carni.

Oggi la piazza ospita diverse manifestazioni e durante il periodo natalizie è una delle location in cui vengono allestite le casette in legno che costituiscono i mercatini di Natale.

Qui si incontrano le principali arterie del centro città e vi affacciano imponenti e importanti edifici storici.

Una volta in questa posizione si può scegliere di percorrere corso Umberto I o via Vaccaro, corso XVIII agosto o corso Garibaldi, senza trascurare però di soffermarsi ad ammirare anche solo per pochi secondi il palazzo delle Scuole elementari XVIII agosto 1860, in cui sono alloggiati anche gli ascensori pubblici.

Benché intitolata all’ultimo Re d’Italia, i potentini la chiamano comunemente “piazza XVIII agosto” per ricordare che Potenza è stata la prima città ad insorgere contro i Borbone.

Comune di Potenza

PONTE MUSMECI - Potenza

Il Ponte Musmeci

Patrimonio culturale

Il ponte Musmeci: percorrerlo è come “volare” verso la città raggiungendo qualunque destinazione, dal centro alla periferia.

Porta il nome dell’ingegnere che lo ha realizzato intorno alla fine degli anni sessanta del secolo scorso. Osservandolo bene, soprattutto dalla base, si comprende subito che è improprio associare il ponte Musmeci a un “comune” ponte, piuttosto si tratta di una gigantesca e raffinata opera scultorea.

Non poggia su pilastri, ma su onde di cemento che formano una sola volta e quattro archi contigui. Proprio per questa sua conformazione, artisti e sportivi anche di fama internazionale spesso si esibiscono sfruttando le peculiarità ingegneristiche di questo capolavoro di architettura contemporanea.

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La Torre Guevara

Patrimonio culturale

La torre Guevara di Potenza è quel che resta dell’antico castello (X-XI sec.), distribuita su tre piani e alta venti metri, sorge in pieno centro storico.

Sotto i Guevara, conti di Potenza, il castello perde l’originaria funzione di residenza. Donato ai frati cappuccini questi ne fanno una chiesa e un monastero. La nobile famiglia, invece, decide di tenere per sé la torre Guevara di Potenza.

Nel 1810, sottratto ai religiosi, il castello è adibito a sede dell’ospedale San Carlo. Nel corso dei secoli il destino del maniero è travagliato tra cambiamenti di destinazioni e modifiche, fino alla totale demolizione negli anni sessanta, per consentire l’edificazione di una scuola.

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Il Teatro Stabile

Patrimonio culturale

Tra i teatri di Potenza, il primo ad emergere è il Teatro Stabile, nel 2014 proclamato “Teatro storico lucano” ed è annoverato tra le eccellenze artistiche regionali.

Non sfugge all’attento visitatore che il Teatro Stabile di Potenza dedicato al musicista potentino, Francesco Stabile, è stato costruito (1857) a immagine del teatro San Carlo di Napoli.

Nonostante numerosi restauri, l’edificio che si distingue tra i teatri di Potenza ha conservato le decorazioni originarie che, insieme alle armoniose strutture interne, lo rendono un gioiellino del suo genere.

La platea, tre ordini di palchi e il loggione racchiudono l’orchestra e il palcoscenico sul quale, nel corso dell’anno vanno in scena molte iniziative culturali di spicco della città e rassegne teatrali.