Sito Paleolitico di Atella

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Sorge in uno scenario affascinante dai colori intensi che contraddistinguono l’area del Vulture Melfese. Qui, nelle vicinanze del cimitero di Atella, si può ammirare la zanna di un elefante antico (Elephas antiquus) risalente a 600.000 anni fa ritrovata durante uno scavo portato avanti dal Prof. Eduardo Borzatti von Lowestern dell’Università di Firenze. 

www.comune.atella.pz.it


Pitture rupestri "RIPARO RANALDI" di Filiano

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Fra i luoghi più rappresentativi nel panorama rupestre della Basilicata vi è il complesso di pitture rupestri del sito preistorico “Riparo Ranaldi”. Risalenti al periodo mesolitico (circa 10000 anni or sono), le figure sono realizzate su una parete di roccia arenaria posta a circa 800 m di altitudine in località Tuppo dei Sassi, a Filiano, luogo evidentemente frequentato da comunità primitive di cacciatori-raccoglitori. L’importante ritrovamento – effettuato nel 1965 dall’allora direttore del museo provinciale di Potenza, Francesco Ranaldi – può ritenersi la più antica e più originale documentazione della cultura dell’uomo in Basilicata. Le pitture, di colore rosso steso con le dita, rappresentano scene di caccia connesse probabilmente a rituali propiziatori. I dipinti, che occupano una superficie di 52 cm. per 46 cm, riproducono animali (probabilmente cervi) accostati a figure antropomorfe e simboli arborei.

www.comune.filiano.pz.it


L’Archeoparco del Basileus

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L’Archeoparco del Basileus a Baragiano si estende su un’area sede di numerosi ritrovamenti, tra cui la tomba del Basileus, un re dei Peuketiantes che proprio qui, 2.500 anni fa, visse e fu sepolto con le armi e i simboli del potere.

Il Parco è una “porta d’ingresso” per un viaggio nella storia e nel mito dell’archeologia lucana e si svolge in estate lungo postazioni scenografiche, in un percorso emozionale e trasversale nel tempo. Con l’obiettivo di divertire e semplificare le capacità di apprendimento soprattutto dei più giovani, attraverso oggetti, contesti e giochi fornisce uno spaccato della Basilicata compreso tra il VI e il IV secolo a.C.

All’interno dell’Archeoparco è stato creato anche l’ArcheoLab, il centro di interpretazione archeologica, suddiviso in tre sale multimediali, in cui i ragazzi possono approfondire la conoscenza dell’archeologia lucana e di Baragiano, per mettersi poi alla prova con un gioco-quiz finale di verifica. Di grande interesse sono anche Archeotour e Archeogame.

Il primo è l’innovativo sistema di guida turistica virtuale che, grazie alla rete Wi-Fi del comune, utilizza i QR Code per offrire, attraverso video, audio, immagini e testi, le informazioni su monumenti e luoghi di interesse storico e artistico che possano attirare i turisti. Archeogame, invece, consiste in una caccia al tesoro attraverso i luoghi del centro storico di Baragiano alla scoperta della cultura, della storia e delle tradizioni locali.

http://www.comune.baragiano.pz.it/baragiano/home.jsp

https://www.beniculturali.it/luogo/archeoparco-del-basileus


Sito Archeologico Monte Torretta

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Il sito archeologico ricade nel territorio di Pietragalla, passeggiando nell’esteso spazio ambientale che caratterizza la città nota per i Palmenti, ci si può spingere fino alla località Monte Torretta, nei pressi della frazione San Giorgio, a pochi chilometri dal paese. Qui sono visibili i resti di un insediamento fortificato, databile attorno alla metà del IV secolo a.C., la cui disposizione vede, sulla parte più alta della collina, l’acropoli, mentre sulla terrazza sottostante individua l’abitato, entrambi difesi da possenti mura costruite con blocchi di arenaria squadrati.

Nell’insediamento sono stati portati alla luce resti di un tempio italico e, nelle immediate vicinanze, due statuette risalenti al V e IV sec. a.C., oltre che una cospicua quantità di materiale architettonico, come un acroterio con testa di Gorgone del V secolo a. C. conservato nel Museo Archeologico Provinciale di Potenza.

www.comune.pietragalla.pz.it


Villa Romana di Barricelle

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La Villa Romana di Marsicovetere, situata nella frazione di Barricelle, è una villa rustica appartenuta alla potente famiglia lucana dei Bruttii Praesentes. La scoperta è avvenuta nel 2006 nell’ambito dei lavori per la costruzione di un oleodotto Eni, questa villa di oltre 1700 mq fu nel II secolo la residenza dell’imperatrice Bruzia Crispina, moglie dell’imperatore Commodo nel 178 d. C., appartenente appunto alla famiglia Bruttii Praesentes.

La struttura era situata ai piedi del monte Volturino lungo le sponde del torrente Molinara, affluente dell’Agri, in una posizione assolutamente strategica perchè vicina alla via Herculia importante snodo di collegamenti, lungo l’asse viario di collegamento Venusia – Potentia – Grumentum. La struttura originaria, di notevoli dimensioni, apparteneva al modello di villa rustica residenziale, ed era divisa sostanzialmente in tre parti:

  • una parte produttiva – “pars fructuaria” – riservata agli impianti produttivi, in particolare per la lavorazione dei prodotti dell’agricoltura (grano, olive, uva) e per la produzione di lana;
  • una “pars rustica” destinata al personale di servizio nella zona nord-orientale;
  • una parte residenziale – “pars urbana” – abitata invece dai proprietari, che vi si recavano per trascorrere il tempo libero, molto ampia e riccamente decorata.

La villa fu utilizzata per un lungo lasso di tempo compreso fra il II sec a.C. e il VII sec. d.C .

Durante le fasi di scavo sono venuti alla luce numerosi reperti archeologici, come oggetti di uso quotidiano, oggetti legati alla sfera lavorativa e funeraria. Particolarmente significative sono 12 tegole bollate, un signaculum (sigillo) in bronzo, un’epigrafe funeraria e un anulus signatorius (un anello con la funzione di timbro per la cera che sigillava i documenti).


Museo delle Antiche Genti di Lucania e siti di Serra e Rossano

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Dal 2006, il territorio di Vaglio ospita il Museo delle Antiche Genti di Lucania che, a scopo didattico, propone ricostruzioni, virtuali e a grandezza naturale, dei principali contesti archeologici con fedeli riproduzioni dei materiali. Fondato  secondo la concezione di “museo diffuso”, il museo di Vaglio integra il percorso nei siti archeologici di Serra e Rossano.

Quest’ultimo presenta un’area sacra con al centro un santuario extra urbano dedicato alla dea Mefitis (divinità delle acque molto venerata), fondato nella seconda metà del sec. IV a.C. e frequentato fino alla prima Età romana. Sul monte Serra San Bernardo, in contrada Serra di Vaglio, sono stati rinvenuti, invece, resti di un abitato antico le cui origini risalgono all’VIII secolo a.C. con reperti e terrecotte databili dal sec. VI al IV a.C. derivanti da modelli magnogreci.

Valorizzando le risorse locali, nell’ottica della più innovativa idea di museo territoriale, il Museo delle Antiche Genti di Lucania espone, a scopo didattico, ricostruzioni virtuali di reperti e siti archeologici, favorendo così una migliore conoscenza del patrimonio culturale in maniera del tutto innovativa.

 

 


Area archeologica di San Giovanni di Ruoti. Le ville di età romana e tardo antica

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Tra il 1977 e il 1984, gli archeologi canadesi, sotto la direzione dei professori Alastair M. Small e Robert J. Buck, dell’University of Alberta, hanno condotto le ricerche archeologiche nell’area di San Giovanni di Ruoti, già segnalata da Gerardo Salinardi per la presenza di tracce di un antico insediamento.

Gli scavi, finanziati dal Social Sciences and Humanities Research Council of Canada, sono stati condotti secondo una metodologia innovativa e hanno restituito risultati sorprendenti, tanto da aprire un nuovo filone di ricerche all’interno dell’archeologia italiana. Le indagini hanno portato alla luce uno straordinario complesso architettonico, costituito da una serie di edifici di differenti periodi che hanno caratterizzato la lunga storia del sito, frequentato probabilmente dalla fine del IV secolo a.C. fino alla metà del VII sec. d.C.

Sebbene vi siano tracce di edifici precedenti, le prime strutture ben leggibili della villa (periodo 1) si datano dagli inizi del I agli inizi del III sec. d.C. e sono pertinenti a un tipico abitato rurale di età romana. Il periodo 2 (350-400 d.C.) vede una rioccupazione dell’area dopo una fase di abbandono: l’impianto subisce notevoli modifiche, con l’aggiunta di un complesso termale. Nel periodo 3A (400-460 d.C.), le vecchie strutture sono quasi totalmente abbandonate e un nuovo complesso tardo antico viene costruito in gran parte ex novo verso est rispetto alle vecchie strutture. In questa fase, la villa cambia fisionomia e non segue più le caratteristiche degli insediamenti rurali romani, ma inizia a trasformarsi in un edificio diverso, più compatto e con una grande sala absidata nel piano superiore. Dopo un terremoto alla fine del V secolo, nel periodo 3B la villa viene ristrutturata e monumentalizzata, con l’aggiunta di una nuova sala absidata al piano superiore, nel punto topograficamente più elevato dell’intero sito, e di una torre di avvistamento adiacente. I reperti attestano livelli di lusso mai toccati in precedenza, testimoniati ad esempio dal ritrovamento di straordinari mosaici policromi oggi conservati al Museo Nazionale di Muro Lucano (insieme a una selezione dei manufatti ritrovati durante lo scavo.

Se alcuni aspetti tipici delle ville romane continuano a sopravvivere, come ad esempio il complesso termale nel settore sud est dell’edificio, le caratteristiche preponderanti sono ormai quelle di una villa-praetorium, tipica della Tarda Antichità e sotto alcuni aspetti anche dell’Alto Medioevo. Il sito non è più tanto un luogo dal quale veniva organizzata la produzione nel territorio circostante, quanto un centro amministrativo e di potere. Nonostante siano evidenti le tracce di declino nelle sue fasi finali, gran parte del complesso fu insediata fino al suo abbandono definitivo, datato intorno al 675 d.C.

Le strutture oggi visibili sono pertinenti alla villa tardo antica del periodo 3, mentre le evidenze dei periodi precedenti sono state reinterrate.

 

Testo di F. Tarlano e A.M. Small

Ricostruzione assonometrica della villa di E. Haldenby. Altre immagini di A.M. Small


Il Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera

Il Museo Archeologico Nazionale “Domenico Ridola” di Matera

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Il Museo archeologico nazionale “Domenico Ridola” di Matera è il più antico della Basilicata (1911). Dal Paleolitico all’età medievale, la storia dell’uomo nel territorio del materano è racchiusa tutta qui.

Prende il nome dal suo fondatore, Domenico Ridola, cui è dedicata l’omonima sala che conserva documenti delle sue attività di medico, parlamentare e archeologo.

Il Museo archeologico nazionale “Domenico Ridola” di Matera è suddiviso in tre sezioni. Nella sezione Preistoria sono esposti reperti litici realizzati dall’uomo del paleolitico inferiore, l’homo erectus. il Paleolitico medio e superiore è rappresentato da oggetti in pietra sempre più specializzati. Significativi reperti provenienti dai villaggi neolitici della Murgia testimoniano, a partire dal VI millennio a.C. l’introduzione dell’agricoltura e lo strutturarsi di insediamenti stabili. Nella sezione Magna Grecia pregevoli corredi funerari e oggetti votivi narrano la vicenda umana sviluppatasi nelle epoche successive nei santuari e nei centri abitati indigeni, poi ellenizzati, dislocati sulle alture dominanti le vallate fluviali, tra cui Timmari e Montescaglioso. Una eccezionale collezione di vasi proto lucani e apuli a figure rosse (V e IV secolo a.C.) testimonia l’evoluzione della ceramografia magno greca.

Di recente, nel Museo archeologico nazionale “Domenico Ridola” di Matera, sono stati aperti al pubblico due nuovi interessanti spazi espositivi: l’uno riproduce una cavità carsica le cui pareti mostrano esempi di arte parietale, l’altro propone una capanna neolitica in scala reale con strutture annesse.

La sala dedicata al fondatore del museo, Domenico Ridola, conserva documenti delle sue attività di medico, parlamentare, archeologo.

 

www.archeobasilicata.beniculturali.it


Il Museo Archeologico Nazionale "Dinu Adamesteanu"

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Il museo archeologico di Potenza ha sede nel prestigioso Palazzo Loffredo, l’edificio storico più importante della città, in cui sono allestite anche la Galleria Civica comunale e la Cappella dei Celestini.

Il museo archeologico di Potenza è dedicato a Dinu Adamesteanu, studioso di assoluto rilievo internazionale e “fondatore” dell’archeologia lucana.  Rappresenta un’importante vetrina della rete museale regionale, costituita da otto musei archeologici nazionali, ai quali è dedicata l’esposizione del primo piano.

Il secondo piano del museo costituisce la sede espositiva definitiva dei contesti e dei materiali della Basilicata centro-settentrionale.

All’ingresso si possono ammirare le mostre: “Dinu Adamesteanu, l’uomo e l’archeologo. Dalla Dobrugia sul Mar Nero alla Siritide sullo Jonio” e “Invito a casa del principe. Archeologia a Tito, Torre di Satriano”.

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Museo Archeologico Provinciale di Potenza

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Scavi archeologici condotti in Basilicata, hanno portato alla luce reperti oggi conservati nell’imponente complesso che domina l’antico rione di Santa Maria. Questi sono riferibili al periodo compreso tra preistoria e tarda età romana fino all’età medioevale.

Ai piedi della gradinata (Via Ciccotti) è proposta la ricostruzione dell’acquedotto di Potenza di epoca aragonese, mentre al piano terra è collocata parte di una stele funeraria a edicola con iscrizione osca in caratteri greci proveniente da Anxia (Anzi).

L’eco degli scavi archeologici condotti in Basilicata risuola anche al piano terra del museo provinciale, dove è esposta la mostra “L’eterno rinnovarsi della vita; i segni e i simboli” con reperti del periodo compreso tra Neolitico e Bronzo Medio, provenienti dalle Grotte di Latronico. Nel giardino interno, significativa è l’esposizione del Lapidarium, con iscrizioni onorarie e funerarie in lingua latina relative alla Potentia romana nel periodo compreso tra età repubblicana e tardo-antica.

Al primo piano è visitabile l’esposizione archeologica permanente che illustra il percorso crono-culturale delle principali forme di popolamento della Lucania antica con servizio di audio guide.

Approfondisci sul sito della Provincia di Potenza