Il Santuario della Madonna del Pollino a San Severino Lucano

Abbazie e Santuari

Il settecentesco santuario della Madonna di Pollino, in posizione dominante su uno sperone roccioso delle pendici settentrionali del monte Pollino, a oltre 1550 metri, sembra sia stato edificato proprio laddove la Madonna sarebbe apparsa per la prima volta ad un pastorello.

Molto semplice nella sua struttura è rifugio dell’anima e del cuore dei fedeli che da giugno a settembre fanno visita alla Madonna.

A pochi metri dal santuario cattura lo sguardo di ogni pellegrino la splendida scultura in bronzo, alta oltre due metri, realizzata dall’artista olandese Daphnè Du Barry, raffigurante la Vergine, con il Bambino tra le braccia e protese verso chi la osserva, quasi nell’atto di donare il proprio Figlio al mondo.

Ogni anno San Severino Lucano San Severino Lucano diventa “teatro” di uno dei più sentiti pellegrinaggi mariani della Basilicata, quello in onore della Madonna del Pollino. In tarda primavera, la Vergine è condotta nel suo santuario, posto su uno sperone roccioso a qualche km da San Severino: qui rimane fino al giovedì che precede la prima domenica di luglio, quando per tre giorni prende vita una grande festa popolare che si svolge a ritmo di musiche e danze popolari fino alla domenica, giorno in cui la statua viene riportata in paese accompagnata da una lunga processione.

 

San Severino Lucano


L'Abbazia di San Michele Arcangelo

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Nello splendido scenario naturalistico offerto dai due bacini lacustri di Monticchio, sorge l’Abbazia di San Michele Arcangelo. L’Abbazia fu costruita nell’VIII sec dC nel luogo in cui sorgeva una grotta, scavata nel tufo, abitata dai monaci basiliani.

Oggi fanno parte del complesso  un convento a più piani, una chiesa settecentesca e la cappella di San Michele arcangelo. La grotta dell’Angelo dedicata a san Michele è adornata da affreschi risalenti alla metà dell’XI secolo ed era il luogo dove si riunivano in preghiera i monaci italo-greci che anticamente abitavano la zona.

Nel corso dei secoli l’Abbazia ha visto il susseguirsi di diversi ordini monastici, infatti vi sono stati prima i Benedettini, poi gli Agostiniani ed infine i Cappuccini.

La stessa struttura dell’edificio di culto ha subito nel tempo varie modifiche. I recenti restauri del complesso hanno ulteriormente modificato il santuario e l’area adiacente. Nella chiesa sono state rimosse tutte le decorazioni barocche; è stata riportata alla luce la gradinata di collegamento tra la chiesa e l’edicola dell’Arcangelo mentre, dopo la demolizione della volta è stata costruita una copertura a capriate in cemento armato.

Molto attraente è la vista che si gode direttamente dalla chiesa dei laghi di Monticchio, ciò è stato reso possibile grazie all’apertura della facciata tardo-medievale del santuario lungo il corridoio che collega la foresteria al convento. Infine un piccolo ambiente, collegato alla navata laterale sinistra, è stato trasformato in cappella per conservarvi l’altare maggiore rimosso dal presbiterio dopo la distruzione della decorazione barocca.

Il santuario, oggi, appare completamente inglobato nella chiesa e nel convento eretto dai Cappuccini, all’interno di una stratificazione storica e culturale che dà vita ad un unicum insolito e molto suggestivo.


La Cattedrale di Acerenza

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La Cattedrale di Acerenza dedicata a S. Maria Assunta e a S. Canio, è uno dei monumenti più importanti della Basilicata.
Fu costruita nell’IX sec sull’area della chiesa paleocristiana, a sua volta sorta su un tempio pagano dedicato ad Ercole Acheruntino.
La realizzazione fu voluta dall’Arcivescovo Arnaldo, già abate dell’abbazia di Cluny, per la realizzazione della Cattedrale di Acerenza furono impiegati architetti francesi, i quali si ispirarono al monastero benedettino francese.
Nella cripta che fu realizzata sotto al presbiterio nel 1524, uno degli esempi più interessanti realizzati nel Mezzogiorno d’Italia, si conserva un pregevole sarcofago dei conti Ferrillo, un’antica acquasantiera e i mirabili affreschi cinquecenteschi attribuiti a Giovanni Todisco da Abriola.


Il Santuario di San Rocco a Tolve

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In stile romanico la chiesa sorge in posizione dominante nel centro storico del paese, costruita probabilmente nel XII secolo.

Con pianta a tre navate, particolarmente interessante risulta quella laterale sinistra con tre altari, due dei quali sono rispettivamente dedicati a San Biagio e al Sacro Cuore, in cui si conserva un pregevole polittico ligneo del 1400 realizzato dalla scuola napoletana fondata da Giotto intorno al 1330, e quello centrale a San Rocco.

Nella chiesa di San Nicola è accuratamente conservata la cinquecentesca statua lignea di olivo di San Rocco, ritrovata nel XVI secolo in una località molto vicino all’abitato. Chiunque la osservi resta estasiato dallo sguardo intenso del volto che accenna un rassicurante sorriso. In occasione delle celebrazioni in onore del santo di Montepellier la statua viene ricoperta di oro dai fedeli.

L’intensità della devozione al santo trova conferma anche nel cospicuo patrimonio di ex voto conservati nella “Casa del Pellegrino”, ai piedi del santuario diocesano. Si tratta di tavolette dipinte, immagini, parole, oggetti, esempio della particolare venerazione nei confronti del santo taumaturgo.

Molto suggestivi sono poi i cosiddetti “Percorsi Rocchiani”, rete di itinerari che tra natura e spiritualità conducono il pellegrino o il semplice visitatore al santuario da vari punti del territorio lucano e delle regioni limitrofe.


Il Santuario del Sacro Monte del Carmine

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Edificato nel XIX secolo in onore della Vergine, il santuario dista circa otto chilometri da Avigliano ed è calato in un paesaggio di rara bellezza con vista sul monte Vulture e sui Laghi di Monticchio.

La sua origine è antica ed è legata alla storia e alle vicissitudini del popolo di Avigliano, secondo le quali nel 1694 una terribile carestia, prima, e un violento terremoto, poi, sconvolsero la tranquilla vita della cittadina lucana.

Gli abitanti, atterriti, trovarono riparo sulla “Montagnola”, una piccola altura poco distante dall’abitato. In quell’occasione fecero un voto alla Madonna che, se li avesse salvati, loro l’avrebbero eletta a protettrice, acquistando una statua lignea e costruendo una cappella sul luogo in cui avevano trovato rifugio. La Madonna li avrebbe ascoltati e miracolati e loro edificarono il santuario dando luogo a grandi celebrazioni in suo onore.

Da allora, ogni 16 luglio, la statua della Vergine viene portata in processione dalla Chiesa Madre del paese fino alla cappella del “Monte Carmine” e la seconda domenica di settembre, nel corso di un tragitto inverso, è ricondotta in paese, dove trascorre il periodo invernale.


Il Santuario della Madonna del Sirino

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Risalente al 1629, l’edificio sacro dedicato alla Madonna della neve o del Sirino si raggiunge percorrendo un sentiero di spettacolare bellezza, tra rocce e boschi di faggi. Il piccolo tempio ha forma quadrangolare ed è totalmente rivestito di pietre a secco. In una nicchia in legno sull’altare è deposta la statua della Vergine con il Bambino in trono mentre sorregge un globo, che dimora in questo luogo di pace e preghiera tutta l’estate. La statua della Madonna del Sirino viene trasportata,a spalla dai fedeli da Lagonegro  fino al monte Sirino alla quota di 1907 metri, ogni anno nella terza domenica di giugno

Nel territorio di Lagonegro la spiritualità ha il volto della Madonna del Sirino, che sull’omonimo monte, ogni anno, è protagonista di emozionanti pellegrinaggi.

Nella seicentesca cappella della Madonna della Neve, dimora tutta l’estate la sua statua, dopo la Madonna della neve fa il percorso inverso, verso la chiesa della Trinità, in piazza Grande, la terza domenica di settembre.


Il Santuario del Sacro Monte di Viggiano

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Dei dodici chilometri che separano il tempio sacro dal paese, due possono essere percorsi unicamente a piedi, e proprio in questo principio profondo è radicata la devozione verso la Madonna Nera di Viggiano.

Proclamata Regina e Patrona della Basilicata da Papa Giovanni Paolo II, la Madonna Nera di Viggiano è protagonista indiscussa del culto più sentito e importante in terra lucana, rappresentato da una suggestiva processione che si ripete in suo onore in due distinti momenti dell’anno.

Al ritmo di preghiere e canti popolari, la prima domenica di maggio, la Vergine Maria è condotta a spalla dai fedeli che, dalla chiesa madre, portano la statua fino al santuario del Sacro Monte di Viggiano, percorrendo un sentiero selciato piuttosto ripido. Un viaggio a ritroso si ripete la prima domenica di settembre, quando la regale statua della Madonna Nera fa ritorno nel centro abitato.

Secondo un’antica leggenda il santuario sorge nel XIV secolo proprio nel luogo in cui è stata rinvenuta la statua della Madonna Nera, presumibilmente venerata sin dal principio del Cristianesimo nell’antica città di Grumentum finché non viene distrutta dai Saraceni, ragione per cui il simulacro sarebbe stato nascosto in una buca, ancora oggi visibile alle spalle dell’altare maggiore. Il Santuario è aperto tutti i giorni dall’alba al tramonto.

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Il Santuario di San Donato a Ripacandida

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A Ripacandida, piccolo centro del Vulture, esiste una chiesa dedicata a San Donato, il Santuario che sorge all’ingresso del paese è uno dei luoghi sacri più belli della regione. Riccamente decorato, racchiude una serie di affreschi che, per grandiosità della raffigurazione, temi e tecnica, sono stati assimilati a quelli della Basilica superiore di Assisi. Tali affreschi di scuola giottesca hanno fatto guadagnare a Ripacandida la denominazione di “Assisi Lucana”, il ciclo racconta particolari episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, secondo la tecnica della ripartizione in scene. 

La facciata esterna del Santuario di San Donato è molto semplice, impreziosita dal portale del XVII secolo che dà accesso ad uno spettacolo tra arte e devozione. Nel piccolo tempio di Ripacandida figure di santi e immagini allegoriche sembrano danzare con eleganza lungo le pareti, componendo il ciclo di affreschi che rimanda agli episodi salienti raccontati nei testi sacri e che danno la sensazione di sfogliare una vera e propria “Bibbia illustrata”.

Vita e Passione di Gesù Cristo, Resurrezione, immagini che fanno riferimento all’Inferno e il Paradiso con Cristo in trono sono alcuni degli episodi raffigurati. Molto intenso è l’affresco in cui si riconosce il momento in cui San Francesco riceve le stimmate. Autore dei dipinti sarebbe un artista sconosciuto della scuola giottesca.

Monumento Nazionale, il Santuario, insieme  alla Pro Loco di Ripacandida, è gemellato con la Basilicata Papale di San Francesco e la Pro Loco di  Assisi in “Fede e Arte”. Uscendo dalla chiesa di San Donato, sulla sinistra, si può visitare il Giardino di San Francesco D’Assisi: un labirinto di alberi centenari di straordinaria bellezza.

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Il Santuario di Santa Maria di Anglona

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Il Santuario dedicato a Maria Santissima di Anglona è monumento nazionale dal 1931. Questo splendido tesoro sacro sorge al di fuori del centro abitato di Tursi, esattamente a est di esso, e dista circa undici chilometri dal paese.

Molto affascinante è il portale di matrice romanica che introduce all’interno della chiesa (XI-XII), sormontato da un arco in tufo al di sopra del quale si possono ammirare bassorilievi raffiguranti l’Agnello e i quattro simboli degli Evangelisti, mentre ai lati si distinguono gli apostoli Pietro e Paolo. All’interno la chiesa è a croce latina divisa in tre navate da pilastri che sorreggono, a destra, archi a tutto sesto, a sinistra, a sesto acuto. Pregevoli sono i dipinti che decorano le pareti interne rimandando ad episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento, mentre sui pilastri sono raffigurati alcuni santi. La navata centrale, invece, è abbellita dall’intero ciclo della Genesi, databili all’XI secolo, mentre sui pilastri sono riconoscibili alcune figure di santi che rimandano al XV secolo.

Il pellegrinaggio in onore di Santa Maria di Anglona è uno dei riti mariani più sentiti dal popolo lucano.

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Il Santuario della Madonna di Fonti a Tricarico

Un pellegrinaggio intenso, intervallato da canti, preghiere, intimi silenzi che culmina nel raggiungimento della meta: il santuario di Santa Maria delle Fonti.

Immersa in un fitto bosco di alberi di querce, cerri, castagni e faggi, la chiesa oggi si sorge dove un tempo si sarebbe trovato un impenetrabile roveto.

Secondo un antico racconto un pastore, avendola smarrita, ritrovò una delle sue mucche intenta a fissare l'immagine della Vergine dipinta su un muricciolo.

Ad accogliere i pellegrini, sull'altare maggiore del santuario, all'interno di una nicchia,  c'è proprio l'affresco raffigurante la Madonna seduta con tra le braccia il Bambino, che con la destra benedice e con la sinistra regge la sfera del mondo sormontata da una croce.

Chi vive il pellegrinaggio di Fonti, a piedi scalzi, ha il proposito di ringraziare la Madonna per grazie ricevute o chiederne.